. Joseph Heintz il Giovane (Augusta c. 1600 – Venezia 1678) – “La lotta sul Ponte dei Pugni a Venezia”.

Misure: 58,5 x 75 cm senza cornice, 70 x 86,5 cm con cornice.

Olio su tela, in cornice in legno intagliato e dorato.

Categoria:

Descrizione

Joseph Heintz il Giovane (Augusta c. 1600 – Venezia 1678) – “La lotta sul Ponte dei Pugni a Venezia”.

Olio su tela, in cornice in legno intagliato e dorato.

 

Prima di parlare del pittore occorre narrare la curiosa storia della scena qui dipinta. Il ponte dei pugni, situato nel sestiere di Dorsoduro accanto alla chiesa di San Barnaba, deve il suo nome ad una antica tradizione di Venezia ‘’La guerra dei pugni’’ che si perde nella notte dei tempi. La prima datazione certa la troviamo nel 1292 quando i due gruppi rivali, i Castellani principalmente operai e i Nicoletti dediti alla pesca potevano prendersi liberamente a pugni ‘’per legge’’ solo da Settembre a Natale. Non essendoci spallette a protezione del ponte,molto spesso i contendenti cadevano in acqua. La popolazione si radunava attorno al canale e si affacciava alle finestre delle case prospicienti per godersi lo spettacolo con tanto di musica in sottofondo. Alla fine vinceva la fazione che rimaneva al centro del ponte con il maggior numero di uomini. Però, con la crescita dell’animosità e conseguente aumento di morti e feriti, nel 1705 le lotte vennero definitivamente proibite. Venendo all’autore, sappiamo che Joseph Heinz il Giovane (Augusta c. 1600 – Venezia 1678) arriva a Venezia attorno al 1625 e vi rimarrà fino alla sua morte nel 1678. Educato al gusto dell’ingannevole manierismo fiorito alla corte di Rodolfo II a Praga, l’Heinz indrodusse a Venezia una tematica sconosciuta di impronta nordica e al tempo stesso una ricerca realistica ed analitica che lo indirizzò verso il documentario vedutistico ma anche verso le scene di genere . Il Boschini nel 1660 dopo aver ricordato il padre, venuto a Venezia a studiare i maestri del ‘500, parla del figlio come “pitor bizaro e capriccioso’’. Prima di dedicarsi alla tematica rivolta al naturale, quindi agli aspetti documentari della vita di Venezia, Heinz aveva affrontato la produzione di carattere religioso ricevendo varie committenze per le chiese cittadine e foreste: ricordiamo il telero della chiesa di San Fantino con i S. Giovanni Evangelista, S. Teodoro, e S. Rocco; datato 1661 è il “Giudizio finale” della chiesa di S. Antonino dove i demoni assumono mostruose sembianze, mentre più aulico risulta il “Martirio di S. Andrea” firmato e datato 1665 nel duomo di Spilimbergo ormai modulato in sintonia col gusto dei ‘’tenebrosi’’. Il Boschini nel 1664 ricorda un gran quadro ad Ognissanti il “Sepolcro di Cristo” e nel 1664 dà notizia ai S.S. Pietro e Paolo di Venezia del “Miracolo della mula”. Come già ricordato da qualche anno il maestro aveva affrontato un genere abbastanza nuovo per Venezia, quello del vedutismo documentaristico con una vena anedottica cosi spigliata e vivace da farne uno dei precorritori di questo genere nel ‘600 veneto. Nel nostro dipinto, la scena è una delle più chiassose e tumultuose tra tutte le feste veneziane, si ripeteva tutti gli anni e nel nostro dipinto l’Heintz ci illustra un vero e proprio documentario che riproduce fedelmente la vita a San Barnaba in quei giorni, a partire dai costumi della folla, dove si mescolano popolani e signori, dame di malaffare, talune in maschera, e dame ai balconi. Inoltre il maestro, portato dalla tradizione nordica al segno minuto e preciso, tratteggia ed evoca con grande bravura le figurette che danno vita agli episodi inscenati, dai notabili appollaiati sui tetti, al gentiluomo, che aiutato dal servo, cerca di salire su di una scala per avere una visuale migliore, ai tanti suonatori dislocati un po’ dovunque per aggiungere folcore e musica alla già rumorosa kermesse. Insomma, un dipinto questo, che ci consegna una cartolina d’epoca (c. 1650) di una Venezia tra le più divertenti e canzonatorie che si siano mai viste.

GianVi.

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